Quante cose da fare!
Se la nostra vita si dispiega in una lista interminabile di
impegni, se tra un impegno e l’altro, troviamo altro ancora
da fare, se arriviamo alla sera sfiniti e, il più delle
volte, insoddisfatti, perché avremmo dovuto fare di più, è
il caso di fermarci seriamente a riflettere. La nostra
anima non è qui per fare,
ma per essere,
e quando il fare
sovrasta
l’essere,
il corpo può arrivare ad ammalarsi: questo è il modo che ha
la nostra anima per fermarci. Spesso dietro a tutto
questo fare,
all’iperattività, c’è una forte ansia esistenziale che non
sappiamo come gestire e che quindi semplicemente non
gestiamo fingendo di non avere tempo.
Giorgio lavora dodici
ore al giorno e non ha mai tempo per nulla. La notte dorme
poco e male, di giorno è sfinito ma non si dà tregua, è
carico di impegni e li vuole portare tutti a termine, la
sua agenda è colma di appuntamenti e continua a
pianificarne altrettanti. Alla domanda sul perché si
carichi di tutti questi impegni lui risponde che si tratta
di cose che ‘deve’ fare. Ultimamente Giorgio accusa dei
fastidiosi dolori alle braccia che gli impediscono di
essere efficiente come prima. Al test risulta che si sente
amato solo se ha risultati e solo se è in grado di
soddisfare le aspettative degli altri e che nessuno lo
potrebbe amare se si comportasse diversamente da così.
Questa è una credenza inconscia che Giorgio considera
assurda a livello razionale, eppure è una credenza che sta
condizionando la sua vita. Il dolore fisico gli serve per
poter rallentare i suoi ritmi senza sentirsi in colpa.
Liberarsi da questo rigido schema di pensiero significa per
Giorgio poter vivere in modo più autentico e felice,
sentendosi amato e accettato dagli altri anche quando si
riposa, senza più dover ricorrere alla malattia per potersi
fermare.