
Devo essere più efficiente
A volte abbiamo l’abitudine di forzare le situazioni
rinnegando l’esistenza di un’intelligenza universale della
quale facciamo parte che lavora incessantemente dentro di
noi. La nostra mente, per sua natura, ha una visione molto
limitata delle cose, e il forzare a tutti i costi una
situazione nella direzione che crediamo migliore è spesso
un’azione miope, proprio perché non sappiamo mai che cosa
sia veramente bene per noi e per gli altri! L’intelligenza
universale lo sa. Fluire con la vita significa riconoscere
questa intelligenza più grande e affidarci ad essa, sapendo
che questo è quanto di meglio possiamo fare per noi e per
gli altri. Ciò non significa non perseguire i propri
obiettivi con determinazione, ma significa rendersi conto
quando è bene insistere e quando non lo è. La vita spesso
ci restituisce segnali chiari, e l’accanimento verso un
obiettivo quasi sempre è un segnale evidente che
quell’obiettivo non è nella nostra strada. Spesso cadiamo
nell’errore di credere che se non otteniamo qualcosa è
perché non lo meritiamo o perché non siamo stati abbastanza
efficienti o efficaci, senza pensare che, forse,
quell’obiettivo, per noi non è bene raggiungerlo. Forse nel
nostro cammino ce ne sono altri più importanti che ci
stanno invece sfuggendo. E’ opportuno di tanto in tanto
fermarsi e riflettere sui traguardi che ci siamo
prefissati, osservare se li stiamo raggiungendo in modo
fluido, e, in caso contrario, chiederci se siano davvero
ciò che vogliamo nel nostro cuore: ciò che veramente
desideriamo è spesso anche ciò che riusciamo a raggiungere
con maggiore facilità.
Michele ha un lavoro in proprio che gli dà problemi, fa una
gran fatica a far quadrare i conti a fine mese e a pagare i
suoi dipendenti. L’attività che svolge non è il tipo di
lavoro che vorrebbe fare nella vita, alla domanda perché lo
faccia, risponde “perché è un lavoro prestigioso, quando me
l’hanno offerto molti mi hanno invidiato” e poi aggiunge “
i miei genitori erano contenti e la mia compagna anche,
solo io non sono mai contento”. Dice inoltre che dovrebbe
essere in grado di far andare meglio l’attività, dovrebbe
lavorare di più, controllare con più attenzione i suoi
dipendenti, essere più severo sul raggiungimento dei suoi
obiettivi, ecc. La cosa interessante è che Michele ha
diverse altre opportunità di lavoro che lo
appassionerebbero molto di più dell’attuale, ma considera
un fallimento cambiare strada e preferisce accanirsi in una
strada che non sente sua, piuttosto che riconsiderare i
suoi obiettivi. Le credenze sono “se non tengo tutto sotto
controllo va tutto a catafascio”, “se lascio questa
attività sono un fallito”, “se cambio strada perderò la
stima degli altri”, “se il lavoro non va bene è perché io
sono un incapace”, ecc. Cambiare queste credenze significa
per Michele essere libero di scegliere cosa fare della sua
vita lavorativa, senza paura di perdere il suo valore in
caso di cambiamento di direzione e senza paura di deludere
gli altri.