Bivio

Chi lascia la vecchia via per la nuova...


“Se lascio quello che ho, sono perduto” questa è una convinzione molto limitante che possiamo rintracciare spesso. Abbiamo paura di cambiare. Eppure la natura stessa della vita è cambiamento. Rimanere aggrappati a ciò che abbiamo a tutti i costi è distruttivo. La paura, inoltre, è sempre una cattiva consigliera, perché ci dice che non ce la faremo a trovare qualcosa di meglio, che siamo troppo vecchi, o che non abbiamo abbastanza preparazione, o che non siamo in grado di fare nulla di diverso rispetto al passato. Ci sussurra silenziosamente e incessantemente che dobbiamo tenere ciò che abbiamo perché “chi lascia la vecchia via per la nuova sa quel che perde ma non quel che trova” e che è “meglio un uovo oggi che una gallina domani”. E così l’immobilità diventa nostra compagna e ci dimentichiamo che l’immobilità è morte. Se una situazione non va, cambiamola! Noi siamo nati per metterci in gioco al 100%, non per risparmiarci e rimandare. Tutto ciò che facciamo va fatto con tutti noi stessi, senza paura di sbagliare. Gli errori fanno parte della vita e sono sacri perché ci permettono di imparare: il problema non è compiere errori ma non imparare da essi. Proprio come i bambini quando iniziano a camminare, anche noi in ogni nostra nuova attività cadiamo e ci rialziamo fino a che ci sentiamo più sicuri e sentiamo di dominare la materia. Ma abbiamo costantemente paura di cadere. Come potrebbe un bambino imparare a camminare se avesse costantemente paura di cadere e rimanesse attaccato al muro o alla mano dei genitori? Perché da ‘grandi’ dimentichiamo queste semplici regole? Mettersi in gioco significa vivere pienamente, e una vita piena (non di impegni ma di noi stessi!) è fonte di gioia e appagamento.

Luigi si accanisce da anni in un lavoro che gli dà mille problemi. Il capo è scorbutico, i colleghi poco collaborativi, gli orari scomodi, ma Luigi resiste per paura di non trovare qualcosa di meglio. Inizia il mobbing, Luigi è sottotiro e viene ripreso in continuazione. Lui resiste ancora, non vuole mollare. Ma la frustrazione è grande, Luigi inizia a manifestare problemi di salute, si ammala. Al suo rientro trova una situazione ancora peggiore, gli hanno tolto tutti gli incarichi, sta lì senza poter fare niente, tra il disprezzo dei colleghi e qualche finta manifestazione di solidarietà. Non ce la fa davvero più, ma continua a non avere il coraggio di cambiare. La sua autostima scende sotto i livelli minimi mai raggiunti, le umiliazioni si susseguono, ma lui sta ancora aggrappato a quel lavoro per paura di perderlo! E più gli scivola via, più lui si aggrappa con forza. Alla fine la società per la quale lavora riesce a mandarlo via, lui è un uomo distrutto non solo sotto il profilo lavorativo ma anche sotto quello umano. La convinzioni che lo limitano sono varie “se lascio quello che ho sono perduto”, “non sono in grado di fare nulla di diverso da questo”, “sono un incapace”, “gli altri ce l’hanno con me”, “nessuno mi può aiutare”, ecc. Cambiare queste convinzioni è indispensabile per Luigi per potersi riappropriare non solo della propria autostima ma anche della propria vita.

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