Quale felicità?

Felicità · Consapevolezza

Non manca mai solo una moneta. Ne manca sempre un’altra. Finché non capiamo che la mancanza non è nel conto — è nella mente.

Un’antica storia narra di un uomo che trova sulla porta di casa un sacco pieno di monete d’oro. Felice, le conta: novantanove. Le conta di nuovo, convinto che debbano essere cento. Novantanove. Indispettito, si chiede perché manchi quell’ultima moneta — e invece di gioire per il tesoro che ha, si amareggia per quella che non c’è.

Spesso anche noi facciamo così. Non importa quanto già abbiamo — teniamo ferma l’attenzione su ciò che manca, nella convinzione che per essere felici dobbiamo raggiungere qualcosa di diverso dalla nostra condizione attuale. E anche quando otteniamo ciò che desideriamo, riusciamo a goderne solo per poco. Poi quello stato mentale di carenza si ripresenta — e monopolizza di nuovo la nostra attenzione.

La felicità non è dove la cerchiamo

La felicità — così come la sensazione che ci manchi qualcosa — è uno stato mentale. E gli stati mentali non possono essere corretti dall’esterno.

Se siamo nello stato mentale della carenza, focalizzati su ciò che ci manca, nessuna acquisizione esterna potrà renderci felici a lungo. Se invece siamo nello stato mentale della felicità, quello sarà stabile — non importa quante cose mancheranno, perché non faranno la differenza.

«La felicità non dipende da ciò che abbiamo. Dipende da ciò che siamo capaci di vedere in ciò che abbiamo.»

Questo non significa negare i problemi reali o fingere che tutto vada bene. Significa riconoscere che lo stato interiore da cui partiamo determina il modo in cui viviamo qualsiasi circostanza — buona o cattiva.

I due tipi di felicità

Esistono due tipi di felicità — e confonderli è uno degli errori più costosi che commettiamo.

La felicità falsa

Primo tipo

  • Dipende dalle condizioni esterne
  • È un picco di umore, uno stato di eccitazione
  • Dura finché dura la circostanza favorevole
  • Ha un opposto: l’infelicità
  • Alterna picchi e valli
  • Richiede sempre qualcosa di nuovo

La felicità vera

Secondo tipo

  • È indipendente dalle condizioni esterne
  • È uno stato mentale stabile
  • Abita nel presente così com’è
  • Non ha opposti
  • Non conosce alternanza di picchi e valli
  • È una scelta, non una conseguenza

Il primo tipo è il più comune — e il più insidioso, perché sembra felicità. Siamo felici quando le cose vanno come speriamo, infelici quando questo non accade. Siamo in balia delle circostanze, e le circostanze cambiano continuamente.

Il secondo tipo è diverso per natura, non solo per intensità. Non è una felicità più grande — è una felicità di altra specie. Non dipende da cosa succede fuori: dipende da dove scegliamo di stare dentro.

La felicità come scelta

La felicità autentica è uno stile di vita. È la decisione di sentirsi appagati già ora — a prescindere da ciò che sta succedendo fuori di noi. Non in un presente ideale, ma nel presente così com’è. Non nell’ottenere ciò che si vuole — anche se naturalmente non lo esclude — ma nel convivere in pace con ciò che esiste nel qui e ora.

Se inseguiamo il primo tipo di felicità — quella legata ai picchi di entusiasmo — dobbiamo mettere in conto anche le valli di dolore e frustrazione, perché quel tipo di felicità ha un opposto. Ma se scegliamo la felicità autentica, non conosceremo questa alternanza. Perché la felicità vera non ha opposti — né conosce sensazioni di carenza o di incompletezza.

Come si pratica

Scegliere la felicità autentica non è un atto di volontà — è un allenamento. Non si decide una volta sola: si sceglie continuamente, momento per momento, ogni volta che la mente tende a spostarsi su ciò che manca.

Il primo passo è accorgersi dello stato mentale in cui ci troviamo. Non per giudicarlo — ma per riconoscerlo. Sto guardando ciò che ho o ciò che manca? Sto nel presente o nel futuro ipotetico in cui finalmente sarò felice?

Il secondo passo è il reindirizzamento dell’attenzione. Non con sforzo, non con negazione — ma con una domanda gentile: cosa c’è, in questo momento, che posso apprezzare? Anche una sola cosa. Anche piccola.

Nel tempo, questo spostamento dell’attenzione diventa più naturale. Non perché i problemi scompaiano — ma perché smettono di essere l’unica cosa che vediamo.

«La felicità autentica è già dentro di noi. Non dobbiamo costruirla — dobbiamo smettere di cercarla altrove.»

Proprio ora, in questo momento — qualunque cosa stia accadendo fuori — quello stato di pienezza e pace è disponibile. Non è un traguardo da raggiungere. È una scelta da fare.

La moneta mancante sarà sempre lì. La domanda è: vogliamo continuare a contarla?

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