Convinzioni e Paure:
la libertà che non osiamo volere
Temiamo di non essere abbastanza — ma c'è una paura ancora più grande, più nascosta, più difficile da ammettere: la paura di essere troppo. La paura della libertà, del potere, della felicità.
Vogliamo ciò che temiamo di più
Nella nostra vita interiore convivono due movimenti opposti: il desiderio di espanderci, di realizzarci, di essere liberi — e la forza che ci trattiene, ci sabota, ci riporta in territorio familiare. Non è debolezza. È la struttura stessa delle nostre convinzioni più profonde.
Le paure legate alle convinzioni non sono sempre quelle ovvie — la paura di fallire, di non farcela, di non essere abbastanza. Le più potenti sono quelle opposte: la paura di riuscire, di avere potere, di essere felici, di amare davvero. Sono invisibili proprio perché nessuno le riconosce come paure.
Finché non le portiamo alla luce, continuano a operare in silenzio — sabotando i nostri sforzi, limitando le nostre possibilità, tenendoci esattamente dove siamo.
«La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda è di essere potenti oltre ogni misura.»
Marianne Williamson
Le paure che non sappiamo di avere
Queste non sono le paure che dichiariamo. Sono quelle che si nascondono dietro i nostri rimandi, i nostri autosabotagi, le nostre resistenze inspiegabili.
La paura della libertà
Bramiamo la libertà — e al tempo stesso la temiamo. Ci richiudiamo in anguste celle dalle quali poi fatichiamo a uscire, anche quando le chiavi sono già nelle nostre mani.
La libertà comporta una responsabilità enorme: quella di essere finalmente a capo della propria vita, senza più poter incolpare nessuno per ciò che non funziona. Per questo ci sabotiamo in ogni modo. Superiamo un ostacolo — e ne compare subito un altro. Non è sfortuna: è un meccanismo inconscio che serve a rimandare il momento in cui saremo soli davanti a noi stessi.
La paura della responsabilità
È molto meno impegnativo essere guidati dall'esterno — come quando eravamo bambini e qualcuno ci indicava sempre la strada. Da adulti quella guida non c'è più, e il vuoto che lascia può essere paralizzante.
Siamo infantili quando lasciamo che siano gli altri a decidere al posto nostro, quando rimandiamo ciò che dovremmo fare, quando lasciamo che l'abitudine prevalga sulla scelta, quando invece di dirigere la nostra vita ci facciamo trasportare da essa. Non è pigrizia: è paura di sbagliare. E la paura di sbagliare è spesso più forte del desiderio di riuscire.
La paura del potere
Temiamo che il potere ci corrompa — che ci faccia rinnegare i nostri valori, diventare avidi, perdere ciò che conta davvero. Preferiamo stare dietro le quinte, raccontandoci quello che saremmo in grado di fare se solo ci fosse data l'opportunità. Dimenticando che quell'opportunità dobbiamo darcela noi.
È più facile criticare chi si mette in gioco che mettersi in gioco in prima persona. Il potere che non vogliamo assumerci è esattamente il potere che cerchiamo negli altri — nei leader, nelle guide, nelle figure di autorità. Ma nessuno può esercitare il nostro potere al posto nostro.
La paura del denaro
I fantasmi della nostra mente inconscia scorgono nel denaro pericoli e minacce. Non fidandoci di noi stessi, temiamo che la prosperità possa farci perdere il controllo e il senso delle nostre priorità. Nel dubbio, preferiamo non trovarci in una situazione di abbondanza.
A livello inconscio non riusciamo a conciliare la libertà economica con l'essere persone di valore. Il nostro sistema di convinzioni cerca tutti i modi possibili per evitare di guadagnare di più — non perché non vogliamo il denaro, ma perché abbiamo paura di scoprirci diversi da come vorremmo essere se lo avessimo.
La paura di mettersi in gioco
Troviamo continuamente scuse per tenerci lontani dalla responsabilità e proseguire la nostra vita piccola e sicura. "Stare nel piccolo" sembra più controllabile — e se non abbiamo possibilità, apparentemente non è colpa nostra. Ma se le possibilità le avessimo, dovremmo muoverci con attenzione, rischiare davvero. E questo spaventa molto di più.
La nostra natura è espandersi. Quando non lo facciamo, si attiva il meccanismo opposto: l'involuzione. Quando ci sentiamo insoddisfatti, quasi sempre è perché abbiamo smesso di crescere. Per crescere dobbiamo rischiare. Non c'è altra via.
La paura del cambiamento
Qualsiasi cambiamento ci porta via ciò che conosciamo e ci pone davanti all'ignoto. E l'ignoto non lo possiamo controllare. Per questo preferiamo situazioni dolorose ma familiari a situazioni sconosciute ma potenzialmente migliori.
Quando qualcosa cambia in modo improvviso, l'accettazione attiva — non la rassegnazione passiva — è il primo strumento che abbiamo. Insieme alla fiducia: in noi stessi e nella vita. Non sono le prove a crearci difficoltà, ma la sfiducia con cui le affrontiamo.
La paura della felicità
Il nostro più grande desiderio è spesso anche la nostra più grande paura — ben mascherata e difficile da riconoscere. Crediamo di non meritare la felicità. Oppure crediamo che la felicità sia effimera, e che si paghi cara con un dolore molto superiore.
Guardiamo la felicità con sospetto. Crediamo che tanto più in alto saliremo, tanto più la caduta farà male. Rifiutare la felicità, secondo questo sistema di convinzioni, è una scelta di protezione. Ma a che prezzo.
La paura di amare
Per evitare di soffrire, anestetizziamo i sentimenti e creiamo distanze emotive che sono veri e propri muri. Lo facciamo in modi sottili: litigi su questioni irrilevanti, gelosia immotivata, incapacità di impegnarsi, sensazione di "non essere mai pronti".
Temiamo che l'altra persona, conoscendoci davvero, rimanga delusa. Così indossiamo una maschera — e quella maschera ci impedisce di costruire qualsiasi rapporto profondo. Meno permettiamo agli altri di avvicinarsi, più ci sentiamo soli.
La paura di vivere
Vogliamo una vita piena e realizzata — ma ristagniamo nell'immobilità, per il timore di rompere gli equilibri a cui siamo abituati. Continuiamo a sognare una vita emozionante, alla quale però anteponiamo la sicurezza del conosciuto.
Senza spingerci fuori dalla nostra area sicura non possiamo trovare la vita che sogniamo. Assumersi la responsabilità significa rischiare, rischiare significa abbandonare le sicurezze, abbandonare le sicurezze significa affrontare l'ignoto. Ognuno di noi ha il coraggio necessario. Il problema è che spesso non lo sa.
Il coraggio non è l'assenza di paura. È agire nonostante essa.
Riconoscere queste paure non le fa sparire automaticamente. Ma le rende visibili — e ciò che è visibile può essere affrontato. Il primo passo è sempre la consapevolezza: smettere di chiamare "prudenza" ciò che è paura, smettere di chiamare "realismo" ciò che è sabotaggio.
Solo quando smettiamo di ricorrere a scuse esterne per giustificare la nostra immobilità, otteniamo il potere di cambiare la nostra vita. Ma per farlo ci vuole coraggio. Non un coraggio straordinario, non quello degli eroi. Il coraggio quotidiano di fare un passo, anche piccolo, nella direzione che temiamo.
Imparare a superare le nostre paure non è un optional. È il percorso verso la felicità — l'unico che esista davvero.
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