Scopri che cosa credi
Ciò che pensi di credere non sempre coincide
con ciò che crede il tuo inconscio.
Crediamo di conoscere le nostre convinzioni, o almeno buona parte di esse. Non è così. Ne abbiamo moltissime che non sappiamo di avere, e sono proprio queste a creare la maggior parte delle nostre difficoltà. Per questo è importante sapere che cosa crediamo davvero, ricordando che ciò che pensiamo di credere non sempre coincide con ciò che crede il nostro inconscio.
Come possiamo scoprirlo? Osservandoci. L'osservazione è uno strumento potentissimo: permette di cogliere, nella vita di tutti i giorni, le tracce di ciò che agisce sotto la superficie. Puoi cominciare da qui, con un primo sguardo.
Quanto senti vere queste frasi?
Leggerai ventiquattro frasi. Non chiederti se sono giuste o sbagliate, né se con la testa le condividi. Chiediti quanto le senti vere dentro di te, e rispondi con la prima sensazione: di solito arriva prima del ragionamento, ed è la più sincera.
Bastano pochi minuti. Le risposte restano sul tuo dispositivo: nulla viene salvato o inviato.
Il quaderno delle convinzioni
Il test è uno sguardo sul momento. Il quaderno è uno strumento da usare nel tempo, ogni volta che un'emozione ti riporta nello stesso punto.
- Che cosa sono le convinzioni e dove si nascondono
- Il percorso in quattro passi, dall'emozione alla convinzione
- Sei esempi, uno per ogni area della vita
- Le schede da stampare e compilare
Il quaderno è in arrivo
Te l'ho appena inviato via email: arriverà tra pochi minuti. Se non lo trovi, guarda anche nella posta indesiderata o nella cartella Promozioni.
Sei modi per scoprire che cosa credi
Queste frasi sono solo un punto di partenza. Le convinzioni più profonde si rivelano nella vita di ogni giorno, a chi impara a osservarsi con attenzione e senza giudizio. Ecco dove guardare.
Osserva i tuoi pensieri
La nostra mente è molto più ripetitiva di quanto immaginiamo: ogni giorno pensiamo, per lo più, ciò che abbiamo pensato il giorno prima, e quello prima ancora. E se i pensieri si ripetono, si ripetono anche i problemi. Continuare a girare intorno alle stesse idee ci lascia esattamente dove siamo: nessuna difficoltà si scioglie con lo stesso pensiero che l'ha creata.
Come si scelgono i pensieri? Partendo da ciò che desideriamo. Credere, ad esempio, di non avere mai abbastanza denaro non è coerente con il desiderio di creare prosperità. Anche se in questo momento i mezzi sono pochi, è più utile credere di poter trovare le risorse di cui abbiamo bisogno. Non è illudersi: è rendere la mente ricettiva, pronta a cogliere le occasioni che vanno nella direzione che abbiamo scelto. Pensare di continuo alle nostre difficoltà, invece, non fa che rafforzarle.
Ogni volta che ti accorgi di un pensiero che ti toglie forza, fermati e chiediti quale convinzione lo sostiene. Poi scegli un pensiero diverso.
Scegliere i propri pensieri è un atto di potere.
Il più grande di cui disponiamo.
Osserva le tue emozioni
Paura, insicurezza, rabbia, frustrazione, tristezza, preoccupazione: ogni emozione dolorosa segnala che il nostro equilibrio è stato toccato. Le emozioni non dipendono da ciò che accade fuori di noi, ma da come interpretiamo ciò che accade. Per questo sono messaggi preziosi: se le ignoriamo, ignoriamo informazioni importanti su di noi.
Ecco come fare. Quando provi un'emozione dolorosa, traducila in un pensiero compiuto.
Se ti arrabbi perché qualcuno ti ha mancato di rispetto, il pensiero potrebbe essere: «Nessuno mi rispetta».
Se ti rattristi perché una persona che ti interessa non ricambia, potrebbe essere: «Io non piaccio».
Se fatichi a raggiungere un obiettivo, potrebbe essere: «Non ne sono capace».
Il pensiero racchiuso nell'emozione è la convinzione inconscia che la sostiene. Prima osservi l'emozione, poi la traduci in parole chiare: lì hai trovato ciò che credi.
Spesso una sofferenza emotiva è il segnale di una risorsa che non riesce a esprimersi: una risorsa che possiamo liberare trasformando la convinzione che la trattiene.
Osserva le tue parole
Le parole, come i pensieri, nascono dal nostro sistema di convinzioni. E possono essere molto più violente di quanto crediamo. Non servono insulti: basta criticare, parlare male di chi non è presente, riportare pettegolezzi, offrire di qualcuno un'immagine negativa che chi ascolta farà propria.
È violento anche dire agli altri come devono essere o come devono comportarsi, imponendo loro la nostra verità: voler cambiare gli altri è già di per sé una forma di violenza. Altra cosa è comunicare con il cuore, con empatia, senza salire in cattedra.
D'altra parte, è violento anche permettere agli altri di rivolgersi a noi con parole irrispettose. Quando accade ripetutamente, la violenza è doppia: quella di chi ci manca di rispetto e quella che agiamo verso di noi permettendolo. Allora la prima domanda da porci riguarda le nostre parole: stiamo facendo lo stesso con l'altra persona? Violente non sono solo le parolacce, ma anche le parole educate nella forma e prevaricanti nel contenuto, quelle che manipolano o fanno leva sul senso di colpa.
Quando comunichiamo con violenza è perché una convinzione limitante ci sta guidando. A volte alziamo la voce perché crediamo che, altrimenti, nessuno ci ascolterebbe. Alzare i toni è sempre un segnale di impotenza.
Le parole sono energia, e l'energia attrae energia simile. Ricordarlo ci aiuta a sceglierle con più consapevolezza.
Osserva i tuoi comportamenti
Anche i comportamenti parlano di noi. Se ci ritroviamo in situazioni che non amiamo, magari sempre le stesse, con ogni probabilità c'è una convinzione che le rende possibili.
Chi tende a comportarsi in modo aggressivo, per esempio, spesso non ha un contatto reale con il proprio potere personale. Pensiamo che l'aggressività sia forza, ma è vero il contrario: se abbiamo bisogno di caricare di energia le nostre azioni o le nostre parole, è perché crediamo di non essere abbastanza efficaci.
Il comportamento opposto rivela lo stesso squilibrio. Assecondare sempre gli altri, cedere oltre misura, spesso significa non riuscire a esprimere i propri desideri né a proteggere i propri spazi.
Quando un comportamento è sopra le righe o sottotono, una convinzione limitante sta orientando la nostra esperienza.
Ascolta il tuo corpo
Anche i disagi fisici possono contenere messaggi preziosi. In molti disturbi la componente emotiva ha un peso importante, e far scomparire un sintomo non sempre significa averne compreso l'origine.
Non si tratta di rinunciare alle cure mediche, che restano indispensabili, ma di non fermarsi lì: di chiedersi anche quale emozione accompagna quel disagio, e quale pensiero e quale convinzione si nascondono dietro quell'emozione.
Quando ascoltiamo ciò che il corpo esprime, possiamo prenderci cura di noi in modo più completo.
Osserva le tue relazioni
Le relazioni sono uno specchio fedele delle nostre convinzioni. Lo stato dei nostri rapporti, con il partner, i genitori, i figli, gli amici, i colleghi, dipende anche da noi, e ne siamo responsabili.
È più facile pensare che i problemi nascano dagli altri o dalle circostanze. Ma se non guardiamo dentro di noi, non troveremo le vere cause dei conflitti e non potremo scioglierli. Possiamo creare rapporti più veri e appaganti quando accettiamo di esplorare il nostro mondo interiore con apertura, curiosità e senza giudizio.
Quando riconosciamo le convinzioni che agiscono nei nostri rapporti, non solo possiamo sciogliere i conflitti in corso: cambiano anche i nostri comportamenti, e smettiamo di innescarne di nuovi.
Incolpare gli altri, invece, dà solo un sollievo breve, che spesso lascia dietro di sé un senso di colpa che si aggiunge al peso che già portiamo. E proiettare sugli altri la nostra responsabilità accresce il senso di impotenza.
Assumersi la responsabilità
è un atto di potere e di guarigione.
La tecnica dell'agguato
Che cosa pensiamo durante il giorno? Quali emozioni attraversiamo, quali parole usiamo, come ci comportiamo? Pur essendo sempre in nostra compagnia, difficilmente sapremmo rispondere con precisione. Per questo la tecnica dell'agguato è così utile.
Si tratta di cogliere di sorpresa i propri pensieri, le proprie emozioni e i propri comportamenti, quando meno ce lo si aspetta. Basta un timer che suoni a intervalli regolari: nell'istante in cui lo senti, porta subito l'attenzione al pensiero e all'emozione di quel momento.
Se il segnale arriva mentre prepari una presentazione importante, per esempio, potrai notare se il tuo lavoro è accompagnato da entusiasmo e passione, oppure da un'ansia sottile di non essere all'altezza, che si riconosce dalla preoccupazione e dalla tensione.
Non esistono pensieri neutri: ognuno ci dà forza o ce la toglie, anche quelli che sembrano più innocui. Riconoscere le emozioni che li accompagnano aiuta a conoscersi e a correggere la rotta quando serve.
Se ripeti l'esercizio più volte al giorno, e lo porti avanti per un certo tempo, diventerai molto più consapevole di come funziona il tuo inconscio. E più ci conosciamo, più potere abbiamo su di noi, compreso quello di cambiare nella direzione che desideriamo.
Riconoscere è il primo passo
Una convinzione riconosciuta non ha più lo stesso potere su di noi. Se vuoi esplorare le dinamiche inconsce che orientano le tue scelte, su consciamente.it trovi i temi dell'inconscio e la collana Le Catene Invisibili.
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