Quando la mancanza di autostima diventa un alibi

Autostima · Consapevolezza

Se lavori sull’autostima da anni senza migliorare, forse non è l’autostima il vero problema. Forse è qualcosa di più subdolo — qualcosa che si nasconde esattamente dietro di essa.

Anche se non hai un’alta opinione di te, se tendi a sminuirti e a non apprezzare le tue qualità, il problema potrebbe risiedere altrove. Mentre continui a lavorare sull’autostima, il vero problema si nasconde nelle pieghe dell’inconscio — e continua ad agire indisturbato, creando difficoltà che non riesci a spiegarti.

Del resto, non si può risolvere un problema quando non se ne è compresa la funzione.

La funzione nascosta della bassa autostima

Se non si tratta di bassa autostima — di cosa si tratta? La risposta è scomoda: a livello inconscio, stiamo utilizzando questo problema come alibi.

Considerarci inadeguati ci consente di non metterci in gioco. Di stare dietro le quinte dell’esistenza invece di viverla pienamente. Mantenere la sensazione di non essere in grado ci fa sentire “giustificati” quando commettiamo errori, quando non riusciamo a fare le cose come vorremmo, quando rinunciamo prima ancora di provare.

«Non possiamo risolvere un problema quando non ne abbiamo compreso la funzione. La bassa autostima, a volte, non è il problema — è la soluzione che l’inconscio ha trovato a qualcos’altro.»

E perché abbiamo bisogno di questa giustificazione? Perché abbiamo paura del giudizio. In primo luogo del nostro. Le persone che non ci apprezzano non fanno che farci da specchio sul rigido giudizio che abbiamo di noi stessi.

Il giudizio che ci rende nemici di noi stessi

Al centro del problema risiede quasi sempre un giudizio su di noi — impietoso, molto, troppo duro. Non riuscendo ad apprezzare aspetti del nostro fare, ci sentiamo a disagio nel nostro essere. E perdiamo la capacità di distinguere tra le due cose.

Fare qualcosa di sbagliato diventa essere qualcuno di sbagliato. Commettere un errore diventa essere un errore. Diventiamo i nostri aguzzini invece di essere i nostri sostenitori.

Come ci trattiamo

  • Ci sviliamo invece di incoraggiarci
  • Ci scontriamo con noi stessi
  • Quando cadiamo ci mortifichiamo
  • Giudichiamo ogni errore duramente
  • Non distinguiamo il fare dall’essere
  • Cerchiamo conferme esterne di inadeguatezza

Come potremmo trattarci

  • Incoraggiarci come faremmo con un amico
  • Stare al nostro fianco
  • Quando cadiamo, porgerci la mano
  • Imparare dagli errori senza condannarci
  • Separare ciò che facciamo da ciò che siamo
  • Costruire fiducia dall’interno

L’alibi che ci tiene fermi

Finché utilizziamo la bassa autostima come alibi — anche inconsciamente — non abbiamo interesse reale a superarla. Perché superarla significherebbe perdere la giustificazione. Significherebbe doversi mettere in gioco davvero, con tutto il rischio che questo comporta.

Il punto non è capire se la nostra bassa autostima è “reale” o no. Il punto è chiedersi onestamente: cosa mi permette di evitare, mantenendo questa convinzione su di me? Da cosa mi protegge il credere di non essere abbastanza? La risposta a queste domande è spesso più illuminante di anni di lavoro sull’autostima in senso stretto.

Non si tratta di colpevolizzarsi per aver usato questo meccanismo — è umano, è inconscio, e in qualche momento della vita probabilmente ci ha protetti davvero. Si tratta di riconoscerlo per quello che è, e scegliere se continuare a usarlo.

La vera strada per guarire l’autostima

La sola strada per guarire l’autostima è ammorbidire il giudizio su di noi. Cercare di vederci per quello che siamo: anime in cammino, che hanno bisogno di sostegno, libere di sbagliare e di imparare dai propri errori.

Quell’aiuto che cerchiamo negli altri — nell’approvazione, nel riconoscimento, nell’affetto — dobbiamo riuscire a trovarlo in primo luogo in noi stessi. Non come sostituto delle relazioni, ma come fondamento da cui partire.

Solo quando impareremo a stare al nostro fianco — a proteggerci, sostenerci, incoraggiarci e apprezzarci non solo quando le nostre prestazioni sono eccellenti, ma anche e soprattutto quando non lo saranno — potremo finalmente sciogliere i nodi più profondi dell’autostima.

«L’autostima vera non è la convinzione di essere perfetti. È la capacità di stare dalla propria parte anche quando non lo siamo.»

Non si tratta di convincersi di essere bravi. Si tratta di smettere di essere il primo — e il più feroce — nemico di se stessi. Di offrire a se stessi almeno la stessa comprensione che offriremmo a un amico in difficoltà.

Quel cambiamento, apparentemente piccolo, cambia tutto.

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